Porto Ercole
Affacciata direttamente sul mare, questa residenza incastonata tra le mura di un’antica dimora, con l’aggiunta di una porzione più recente, rinasce grazie a un intervento che è insieme gesto di rispetto e di reinterpretazione.
Una ristrutturazione calibrata, dove la memoria si fonde con una nuova visione dell’abitare.
Il progetto si muove lungo due direttrici complementari: conservazione e trasformazione. La parte storica dell’abitazione, testimone silenziosa di un tempo sospeso, è stata preservata col rispetto di una vita passata. L’impianto originario è rimasto intatto, così come alcuni elementi di grande valore materico e narrativo: tra tutti la scala, nobile e solida, impreziosita dagli scalini in battuto alla veneziana.
Interventi più puntuali hanno interessato però anche questa zona, rivelando una nuova intenzione progettuale: la sala da pranzo dall’atteggiamento monastico, dominata da tavolo e panca angolare in rovere, si apre su una vetrata ampia che cattura l’orizzonte marino.
Un angolo bar, intimo e raccolto, prende vita grazie a una parete rivestita da un mosaico di specchi anticati, mentre piccoli gesti, dettagli materici e arredi su misura, punteggiano gli altri ambienti come note misurate di una melodia d’interni.
Al piano superiore, la parte più recente della casa, segnata da trasformazioni avvenute nei decenni, è stata completamente ripensata. Qui l’obiettivo è stato dissolvere i confini, creare continuità e fluidità, ridisegnando il percorso interno come un’unica traiettoria avvolgente. Le separazioni si fanno permeabili, suggerite più che imposte, attraverso varchi e passaggi che si rivelano lentamente.
Sorprendentemente, si entra nella stanza da bagno totalmente aperta e di passaggio tra la camera e lo studio privati. Il lavabo scultoreo di unisce alla bianca vasca da bagno per dare il bentornato a casa.
Un raffinato gioco di texture distingue le superfici murarie: lisce nella parte inferiore, ruvide e materiche in quella superiore, in un dialogo tattile che restituisce profondità e ritmo. Il pavimento originale in cementine esagonali, conservato ove possibile, si intreccia con un nuovo parquet a spina di pesce in rovere, monocromatico ma vivo nella sua essenza naturale.
Infine, alcuni elementi sono stati reinterpretati in chiave contemporanea, utilizzando materiali antichi come la terracotta: la ricostruzione della camino, le mensole terrazzate.
Un linguaggio progettuale che guarda al passato con occhi nuovi, disegnando uno spazio che è allo stesso tempo memoria e invenzione, radici e sguardo sul futuro.
L’ulteriore stanza da bagno, unico ambiente chiuso, ospita una grande doccia semicircolare e una seduta rilassante nelle forme, nei materiali e nei colori.
Progetto FPAA Studio – www.fpaa.it
Foto Edi Solari
Pubblicato su AD Italia
Lavorare con Edi, che cattura luce, colori e forme dell’architettura con occhio curioso e obiettivo intelligente, mi ha aiutato, in più occasioni, a leggere la realizzazione dei miei progetti in un modo nuovo, inaspettato. Con l’aiuto di Edi, insomma, ho scoperto qualità del mio lavoro che non mi aspettavo. Questo ha portato valore al mio essere architetto sotto due punti di vista. Il primo, più immediato, è quello legato all’avere a disposizione dei meravigliosi ritratti delle mie case, articolati in viste d’insieme e dettagli. Il secondo, più importante e profondo, si è concretizzato in un legame tra progetto e fotografia che, fin dall’inizio, ha generato emozioni e, infine, anche amicizia. Edi è la mia fotografa ed è una mia amica. Scegliere una brava fotografa è importante, vi suggerisco di farlo seguendo non solo l’obiettivo strettamente professionale, ma anche le vostre emozioni e l’affinità “sentimentale” con la persona che avete scelto.